MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI RAZZISTI

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Pubblicato il 14 luglio 1938 in prima pagina su Il Giornale d’Italia – quotidiano diretto da Virginio Gayda apertamente schierato in favore del regime -, l’articolo “Il fascismo e i problemi della razza” è un testo redatto dal Ministero della Cultura popolare. Le dieci tesi di quello che è conosciuto come Manifesto degli scienziati razzisti sono sottoscritte da “un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle Università italiane”: Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco ed Edoardo Zavattari.

Il Manifesto getta le basi della politica razziale fascista fornendole legittimazione accademica e “solidità scientifica”; si afferma tra l’altro che “Esiste ormai una pura razza italiana” e che gli ebrei non vi appartengono.

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. […] Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

Al documento sarà data ampia risonanza nei giorni seguenti sulle riviste e sui principali quotidiani nazionali; alla pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti farà seguito nei mesi successivi l’emanazione della legislazione razzista.

PER SAPERNE DI PIÙ

FONTE

CDEC-Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, http://www.cdec.it/dsca/Manif.htm, consultato il 2 settembre 2019 ( archiviato 4 marzo 2016).

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