Marco Attilio Lattes

Nato a: Saluzzo (CN) il 20 aprile 1879
Di: Raffaele e Estella Debenedetti
Professione: industriale

La ricerca documentaria, la selezione delle fonti, il racconto della Vita di Marco Attilio Lattes sono stati curati da Victoria Musiolek, ricercatrice incaricata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo.

Il progetto è aperto al contributo degli utenti: chi fosse in possesso di informazioni, documenti, fotografie utili a raccontare la vita di Marco Attilio Lattes può scrivere a le-case-e-le-cose@fondazione1563.it

14 aprile 1944

Un accurato sopralluogo

“Il 14 aprile 1944 era un venerdì. Quel giorno il ragionier M. R. impiegato presso il Servizio tecnico dell’Istituto San Paolo, munito della sua borsa di lavoro e di un metro lineare, salì fino all’appartamento del quarto piano nello stabile di via Duchessa Jolanda 19/21 a Torino. Incaricato per lettera dal suo ufficio, si apprestava a svolgere un accurato sopralluogo allo scopo di redigere l’elenco descrittivo dei beni immobili e mobili di proprietà dell’ebreo L.[attes] M.[arco] A.[ttilio]. […] un compito squisitamente tecnico – pensava l’interessato –, la pura e semplice descrizione cioè di un bene che d’ora in avanti si sarebbe potuto considerare di per se stesso, senza più alcun legame con la sua vita precedente. Peccato che le cose, proprio perché molto spesso sono destinate a durare più a lungo delle persone, mantengano impressi su di sé i segni di chi ha loro attribuito in passato un qualche significato.
[…] Non sembrava una casa né prima né dopo un trasloco. Non pareva neppure un alloggio dal quale gli occupanti se ne fossero andati per lasciarlo a dei possibili ospiti o affittuari: troppe o troppo poche le cose in giro, troppa anche la trascuratezza nello scegliere che cosa portare via o meno”.
Sarà stata la fuga, o meglio l’abbandono costretto e frettoloso, di ogni oggetto o bene a cui ci si affeziona da farlo sentire una parte di sé, di cose che erano legate a quello che una volta era la casa, un riparo e un luogo sicuro, trasformatosi pian piano con le leggi razziali e l’avvento del fascismo in una vera e propria trappola.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, 386 . In F. Levi, Le case e le cose degli ebrei. Un bilancio storiografico sull’Egeli e sugli aspetti economici della persecuzione fascista, in W. Barberis con A. Cantaluppi (a cura di), Einaudi, Torino, 2013

25 novembre 1938

Espulsione dal PNF di “un intelligente e stimato industriale”

In applicazione del r.d. del 21 novembre 1938, n. 2154 Marco Lattes viene espulso dal PNF. Si tratta di uno della serie di provvedimenti e misure antiebraiche intraprese dal governo fascista. La risposta è fulminea a conferma del buon funzionamento dell’iter burocratico; a soli quattro giorni dall’emanazione del decreto l’interessato viene informato, tramite una lettera, di non far più parte del partito, motivazione: “perché di razza ebraica”.
Dalle carte conservate nella cartella a suo nome non traspare un’immagine nitida e chiara di un duro e convinto sostenitore del regime, ma piuttosto di un imprenditore, autodefinitosi “fabbricante del burro cacao e cacao in polvere”, che chiede una tessera per necessità, più che per convinzione degli alti ideali espressi dalla politica di allora. A sostenere la sua candidatura e come garanti della buona condotta morale, ingegnere A.C. e generale E.C. spediscono due missive al Segretario Federale del fascio, terminando i propri scritti “salutando fascisticamente” e con “saluti fascisti”, compatibilmente alle buone usanze, di cittadini rispettosi e uomini di buon senso, tant’è che la proposta viene accolta e approvata. All’epoca della sua espulsione Lattes ha raggiunto una certa anzianità, risulta iscritto dal 31 luglio 1933.
Sulla sua scheda personale, è ben visibile un timbro impresso con l’inchiostro blu: “Ha donato oro alla patria”.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Partito Nazionale Fascista (PNF) Federazione di Torino, F44016 (© Archivio di Stato di Torino. Tutti i diritti riservati)

20 novembre 1942

Bombe nel cielo di Torino

“Sembra che una nuvola di fuoco, resa ancor più luminosa dall’oscurità, gravi su Torino”-, annoterà Emanuele Artom tra le pagine del suo diario.
Nella notte tra il 20 e 21 novembre 1942 Torino è teatro di quello che sarebbe stato il più grande bombardamento fino ad allora subito da una città italiana durante il secondo conflitto mondiale. Le bombe dirompenti, gli spezzoni incendiari e altri ordigni esplosivi hanno letteralmente seminato distruzione e caos, portando allo sfollamento della popolazione e soprattutto causando gravi danni al sistema urbanistico torinese. Alcune esplosioni hanno portato via intere porzioni di case e di abitati, come nel caso dell’edificio (in foto) all’angolo di via Goffredo Casalis e via Duchessa Jolanda, ad appena un isolato dall’alloggio al numero 21, di proprietà di Marco Lattes e della sua famiglia. Secondo la planimetria, allegata alla scheda di censimento degli edifici danneggiati o distrutti, i danni sono lievi. “Un buco dovuto a spezzone incendiario”, “mancanza quasi totale dei vetri e la rottura di vari serramenti”, rivelati durante il sopralluogo dal ragionier M. R., rimangono segni tangibili di quell’incursione nemica.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio storico della Città di Torino, Archivio fotografico, Fondo UPA-Ufficio protezione antiaerea e Mobilitazione Civile del Comune, 2005, 9B04_26

Bibliografia

Fabio Levi, Le case e le cose degli ebrei. Un bilancio storiografico sull’Egeli e sugli aspetti economici della persecuzione fascista, in La Compagnia di San Paolo 1563-2013, a cura di W. Barberis con A. Cantaluppi, Einaudi, Torino, 2013, vol. II, pp. 180-199

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