Michele Valabrega

#VISTADAQUI

L’inventario archivistico delle carte, rilevando gli indirizzi delle pratiche, ha permesso di creare una mappa, che visualizza la diffusione e l’impatto sul territorio piemontese, ligure e torinese delle leggi. Riporta alla coscienza il fatto che il teatro della violenza oggetto della mostra è la nostra città, la nostra comunità, magari la via dove siamo cresciuti. In questa prospettiva è stato ideato un percorso parallelo, in collaborazione con il progetto #Vista da qui della Compagnia di San Paolo: agli indirizzi della mappa, sono stati fotografati portoni, facciate, atri, dettagli di vecchi campanelli, in particolare i casi in cui i nominativi delle pratiche conservate si ritrovano tra quelli delle pietre d’inciampo. Una prospettiva iconografica originale che vuole sottolineare il rapporto con la città e rendere più reale il racconto storico.

MICHELE VALABREGA

Quando furono emanate le leggi razziali, Stella Valabrega aveva solo quindici anni. Poco più di venti nel 1943, quando entrava a fare parte della Resistenza, alcuni mesi prima di essere arrestata, insieme ai suoi genitori, Michele Valabrega e Maria Irene Roscetti. Nel giugno del 1944 l’alloggio di via Po 25, dove aveva abitato con la sua famiglia, diventava oggetto della pratica 239 TO GES: mentre sul verbale si elencavano tutti gli oggetti della sua quotidianità, i “cinque vasi con i fiori e le piante” sul balcone, il “dizionario di francese” nell’alzata a muro, e persino il cimelio della prima guerra mondiale conservato sul buffet in legno, i proprietari di quelle cose erano molto lontani. Due di essi avevano già perso tutto. Solo Stella riuscì a tornare dai campi.

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