Silvio Segre

#VISTADAQUI

L’inventario archivistico delle carte, rilevando gli indirizzi delle pratiche, ha permesso di creare una mappa, che visualizza la diffusione e l’impatto sul territorio piemontese, ligure e torinese delle leggi. Riporta alla coscienza il fatto che il teatro della violenza oggetto della mostra è la nostra città, la nostra comunità, magari la via dove siamo cresciuti. In questa prospettiva è stato ideato un percorso parallelo, in collaborazione con il progetto #Vista da qui della Compagnia di San Paolo: agli indirizzi della mappa, sono stati fotografati portoni, facciate, atri, dettagli di vecchi campanelli, in particolare i casi in cui i nominativi delle pratiche conservate si ritrovano tra quelli delle pietre d’inciampo. Una prospettiva iconografica originale che vuole sottolineare il rapporto con la città e rendere più reale il racconto storico.

SILVIO SEGRE

Silvio Segre non è sopravvissuto alla Shoah. Arrestato il 27 ottobre 1943, detenuto presso Le Nuove, salì sul convoglio che lo portò in Germania a inizio dicembre. Qualche mese dopo, un perito del Credito fondiario si soffermò davanti alla sua casa, in piazza Carlina, prima di entrare: non poteva vedere il sampietrino d’ottone posto davanti al numero 15, ma gran parte della storia che quella pietra oggi racconta era già stata scritta. Segre morì a Dachau il 15 marzo 1945. Sarà ricordato come un benefattore: il giovane medico aveva lasciato in eredità tutti i suoi beni alla Comunità Israelitica di Torino.

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