Natalia Levi Ginzburg

Nato a: Palermo (PA) il 14 luglio 1916
Di: Giuseppe e Lidia Tanzi
Professione: redattrice, scrittrice
Morto a: Roma il 7 ottobre 1991

La ricerca documentaria, la selezione delle fonti, il racconto della Vita di Natalia Levi Ginzburg sono stati curati da Victoria Musiolek, ricercatrice incaricata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo.

Il progetto è aperto al contributo degli utenti: chi fosse in possesso di informazioni, documenti, fotografie utili a raccontare la vita di Natalia Levi Ginzburg può scrivere a le-case-e-le-cose@fondazione1563.it

20 dicembre 1945

Richiesta di riconsegna del bene indirizzata all’Istituto di San Paolo

Dopo i continui spostamenti, prima a Pizzoli nei pressi dell’Aquila e poi a Roma, seguendo il marito Leone Ginzburg, nell’ottobre del 1945 Natalia finalmente approda a Torino. Nello stesso periodo si rivolge all’Istituto di San Paolo, vuole che le venga riconsegnato il suo “alloggio al IV piano, sito in Torino, via Pallamaglio 11”.
La lettera, breve e concisa, datata 20 dicembre 1945 e scritta di proprio pugno svela però un dramma personale vissuto dalla scrittrice. L’indizio sta nella firma: “Natalia Levi ved. Ginzburg”. Nel 1944, lo stesso anno in cui veniva sequestrato il suo abitato, luogo che suscitava bei ricordi e richiamava spensieratezza, Natalia aveva subito una grave perdita: nella notte tra il 4 e il 5 febbraio 1944 suo marito era ucciso dai nazisti nella prigionie di Regina Coeli. Sempre dal 1944, Natalia aveva preso a firmare i propri scritti con il cognome Ginzburg, rivendicando così una parte importante della propria identità.
La ripresa di ciò che le apparteneva di diritto era un primo passo per ricominciare.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, 418

18 novembre 1944

Planimetria con danni riportati dallo stabile in via Pallamaglio 11

L’edificio posto all’incrocio tra via Pallamaglio [oggi via Oddino Morgari], via Belfiore, via Federico Campana e via Principe Tommaso era stato bombardato in un’incursione della RAF (Royal Air Force) britannica del 28 novembre 1942. La zona più colpita era stata quella che fa angolo tra via Pallamaglio 11 e via Belfiore con il quinto piano semidistrutto, uno appena sopra quello abitato, da adolescente e poi da donna sposata, da Natalia Levi in Ginzburg.
Nel censimento degli edifici danneggiati o distrutti nei bombardamenti aerei effettuato dalla Città di Torino, sezione n. 841, zona statistiche 19, datato 18 novembre 1944 leggiamo: “Tetti divelti. Muricci lesionati. Chiassilleria schiantata da B.D. [bombardamenti]”.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio storico della Città di Torino, Danni di guerra, cartella 17, fascicolo 18

5 marzo 1945

Gli oggetti animavano un tempo quella casa - verbale di sequestro dell’alloggio appartenente “all’ebrea” Levi Natalia

Nel suo libro Lessico famigliare a cui difficilmente si può attribuire una definizione precisa, che oscilla tra un romanzo e un’autobiografia, evitando un taglio netto tra il detto e l'implicito, Natalia scrive riferendosi al periodo del fascismo e, in particolare alla condizione vissuta dagli ebrei tedeschi, profughi in Italia: “Erano dei senza patria. Forse, tra poco, saremmo stati anche noi dei senza patria, costretti a girare da un paese all’altro, da una questura all’altra, senza più lavoro né radici, né famiglia, né case”. Si trattava di un pensiero rivelatore o forse una constatazione fatta col senno di poi (lo scritto verrà dato in stampa nel 1963)? Non lo sapremo, ma ecco che il 5 marzo 1945 (in assenza della proprietaria), il perito M.C. incaricato dall’Istituto Fondiario di San Paolo redige un “Sommario elenco dei beni da amministrare”, tra cui alcuni beni mobili all’interno dell’alloggio in via Pallamaglio 11. Poco è rimasto in seguito al trasferimento degli abitanti e dopo una perlustrazione dei soldati tedeschi nell’alloggio. Dall’inventario leggiamo che gli oggetti rimanenti sono stati raggruppati prevalentemente in una stanza, la seconda a sinistra varcando la soglia di casa, con: “140 volumi tra romanzi vari e opuscoli di autori italiani, 230 volumi tra libri di letteratura, storia, trattati scientifici, libri di diritto, tutti in lingua italiana”, patrimonio librario senz’altro appartenente ai Ginzburg, d’altronde i libri erano parte integrante della cultura di Natalia e Leone. L'elenco poi prosegue con le “200 riviste di medicina”, queste forse di proprietà del padre Giuseppe, noto professore e istologo di fama internazionale; ci sono poi un “lettino” e una “carrozzella per bimbo”. Nel racconto riferito al 1938, Natalia prosegue “Ci sposammo, Leone ed io; e andammo a vivere nella casa di via Pallamaglio”, la stessa nella quale sono nati i due figli Carlo e Andrea, i piccoli proprietari dei due oggetti a cui si riferisce il verbale.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, 418

1964

Natalia Ginzburg, il volto di scabra contadina

“Il mio libro Lessico famigliare non è un’autobiografia. È un libro che racconta le persone della mia vita, non la mia vita. Io intendevo non essere un personaggio in questo libro, intendevo essere semplicemente un testimone. Quindi il mio personaggio, io l’ho ignorato quasi, sta nell’ombra. Io ho detto quasi nulla di me”.

Autore: Victoria Musiolek

Fonte: Archivio della Rai, Rai Teche, Scrittori del ’900 al XXIX Salone Internazionale del Libro, Domande a …

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