Comunità Israelitica di Casale Monferrato

Nato a: Casale Monferrato, via Salomone Olper 44

La ricerca documentaria, la selezione delle fonti, il racconto sulla Comunità ebraica di Casale sono stati curati da Chiara Pipino, incaricata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo.
Archivio ebraico Terracini, Miscellanea fotografica, sinagoghe, f. 1, b. 5, 38. © Tutti i diritti riservati.
Nel profilo è utilizzato il termine "Comunità Israelitica", presente nelle pratiche EGELI secondo la denominazione del periodo, accanto alla definizione più moderna di "Comunità ebraica" in uso dagli anni Ottanta

Il progetto è aperto al contributo degli utenti: chi fosse in possesso di informazioni, documenti, fotografie utili a raccontare la vita di Comunità Israelitica di Casale Monferrato può scrivere a le-case-e-le-cose@fondazione1563.it

Cenni storici

Casale Monferrato è sede di un insediamento ebraico risalente alla fine del XIV secolo, divenuto poi più consistente con l'arrivo di numerosi ebrei in fuga dalla Spagna (1492). Le prime notizie sulla sinagoga risalgono al 1595, data della concessione per l’affitto del locale a un custode ebreo. Una serie di ampliamenti (eseguiti a partire dal 1720 e poi ripresi nel 1853 e nel 1866) e di campagne decorative (1787) le conferiscono l’aspetto tipico del tardobarocco piemontese. Il quartiere che le sorge intorno corrisponde all’originario luogo d’insediamento ebraico, trasformato poi in abitazione coatta tra il 1741 e il 1743, in seguito all'estensione delle Regie Costituzioni di Vittorio Amedeo II (1723) ai territori monferrini.
Nel corso dell’Ottocento la Comunità risente della forte diminuzione nel numero d’iscritti e delle profonde trasformazioni che coinvolgono le istituzioni ebraiche. In seguito alla legge Falco del 1930, che prevede l’accorpamento delle realtà minori, Casale è riconosciuta come Comunità autonoma insieme ad Alessandria, Torino e Vercelli. La Seconda Guerra Mondiale lascia un segno indelebile a causa delle persecuzioni razziali e della deportazione come ricordano le due pietre d’inciampo di Isaia Carmi e della moglie Matilde Foà, poste davanti alla sinagoga.
L’impegno della Comunità nel recupero dei beni dispersi e nella valorizzazione del patrimonio inizia nel dopoguerra e continua in anni più recenti. Nel 1968 il restauro della sinagoga comporta la dichiarazione a monumento nazionale. La promozione delle tradizioni e della cultura ebraica continua ancora oggi grazie alla presenza del Museo di Arte e Storia antica Ebraica (1969), dell’Archivio storico (1989) e del Museo dei lumi (1994).

Fonte: Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (© CDEC – Centro Documentazione Ebraica Milano. Tutti i diritti riservati)

15 febbraio 1944

Decreto di scioglimento della Comunità di Casale, delle sezioni e delle istituzioni annesse

Dopo l’armistizio dell’8 settembre le norme volte a limitare la proprietà dei cittadini ebrei s’inaspriscono ulteriormente. Anche le Comunità ebraiche sono colpite da un duro provvedimento, l'ordinanza di polizia n. 459 (28 gennaio 1944), che ne sancisce lo scioglimento e il sequestro dei beni. Il 7 febbraio 1944, a pochi giorni di distanza, il capo della provincia di Alessandria decreta il sequestro della Comunità di Casale. Nel provvedimento rientrano anche la sezione di Moncalvo, la cui amministrazione era confluita insieme a quella di Casale, e le istituzioni di beneficienza tra cui l’Opera di beneficenza Israelitica, l’Opera Pia Istituzione Franchetti, l’Opera Pia Clava, la Confraternita Hesrad-Holim, la Società Arte e Mestieri, l’ex Confraternita di Moncalvo. Questa ampia presenza di attività sociali e di assistenza educativa e sanitaria riflette il forte radicamento della Comunità sul territorio. Tuttavia, le lapidarie istruzioni dell’Intendenza di Finanza, che intimano ai funzionari del San Paolo di produrre «con maggiore sollecitudine» i «soliti verbali», mostrano l’indifferenza e la consuetudine con cui erano condotte queste pratiche.

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, Gestione ebraici sequestrati, 285

26 febbraio 1944

«Gestione beni ebraici Comunità Israelitica di Casale Monferrato»

Dopo l’emanazione del decreto di sequestro, la Comunità di Casale passa sotto la competenza dell’EGELI e la gestione dell’Istituto San Paolo di Torino. La presa di possesso dei beni è regolata da precise istruzioni e ha l’obiettivo di produrre una documentazione dettagliata sui «fondi e i valori» depositati presso le banche e sui dati catastali del fabbricato. La succursale casalese dell’Istituto San Paolo esegue il primo sopralluogo il 26 febbraio 1944, una verifica affatto esaustiva perché molti dei locali sono inaccessibili e non è possibile reperire informazioni sul fabbricato «perché nella città non vi è neppure più un ebreo». La Comunità era stata abbandonata dall’inizio di dicembre 1943 a causa dell’incrudirsi della persecuzione. Tuttavia, i suoi locali non rimangono vuoti a lungo, infatti, i funzionari del San Paolo constatano che «attualmente nel fabbricato abita una famiglia sfollata da Milano (capitano V. G.) alla quale è stato assegnato, su ordine del Prefetto, l’appartamento già abitato dal Rabbino». Si viene così a conoscenza che la prassi diffusa di riaffittare gli appartamenti sottratti ai cittadini ebrei è estesa anche alle Comunità, occupate ora da persone sfollate a causa della guerra ora da funzionari del San Paolo. A garantire una così immediata disponibilità dei beni era il sequestro, un provvedimento amministrativo più agevole rispetto alla confisca.

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, Gestione ebraici sequestrati, 285

24 marzo 1944

«ELENCO DESCRITTIVO DEI BENI IMMOBILI E MOBILI DI PROPRIETÁ DELLA COMUNITÁ DI CASALE M. SITI IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA»

«Due candelabri grandi in ottone a 25 braccia con ciascuno n° 5 portalumi, 2 candelabri in legno a tortiglione a 7 lumi - 2 lampadari in ferro battuto a 12 candele elettriche e 6 di cera -1 lampadario centrale di ottone a 22 candele elettriche e 8 di cera…» sono alcuni beni del tempio elencati nel verbale di sequestro della Comunità di Casale, un documento particolarmente dettagliato se confrontato con altri redatti frettolosamente dal personale tecnico dell’Istituto San Paolo. Attraverso questi inventari si apre uno sguardo sulle conseguenze concrete della persecuzione, infatti, il sequestro del tempio comportava l'interdizione di tutti gli spazi comunitari (alloggi, scuola, infermeria, tempio delle donne e cortili interni) nei quali si rifletteva la vita religiosa e sociale. Il valore di questo tipo di documenti è duplice: se da un lato sono la testimonianza della spietata precisione con cui è condotta la persecuzione, dall’altro forniscono informazioni sullo stato dei beni durante l’amministrazione dell’Ente.

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, Gestione ebraici sequestrati, 285

Il trasferimento dell'Orfanotrofio Israelitico Enrichetta Sacerdote

«La sera del 29 settembre 1943 era la vigilia di Rosh Hashanà. Rimanere dentro i locali del Tempio rappresentava per noi un rischio gravissimo. […] Raccogliemmo in fretta e furia le nostre poche cose e gli indumenti che ci erano indispensabili e andammo a dormire in casa della domestica che veniva ogni giorno a farci le pulizie. Questa signora fu così buona e generosa che mise a nostra disposizione la sua casa. Il salotto divenne camera da letto di tutti noi: di notte stendevamo i materassi per terra e ci coprivamo solo con la coperta. Di giorno poi accatastavamo di nuovo ogni cosa perché quella stessa stanza rappresentava il nostro unico rifugio. Sia il marito di questa signora che i vicini di casa, che avevano in comune con loro l’ampio cortile, dimostrarono nei nostri confronti una grande bontà. In quei giorni bastava una delazione per essere perduti e tutti loro sapevano benissimo chi eravamo». (Emanuele Pacifici, «Non ti voltare»..., pp. 47-48)

Dopo il devastante bombardamento del 1942, i bambini ospitati nell’Orfanotrofio Israelitico Enrichetta Sacerdote di Torino sono costretti a trasferirsi prima nella sede estiva del collegio a Santa Margherita, sulle colline torinesi e poi presso la Comunità di Casale. Sotto la guida della direttrice Gioconda Carmi e grazie alla solidarietà dei coniugi Giuseppina Gusmano e Felice Pretti, che ospitano in casa propria i fanciulli, scampano ai rischi delle rappresaglie tedesche. Nel 1962 in ricordo di questo gesto la Comunità ebraica di Torino dona una medaglia a Giuseppina Gusmano, che nel suo ringraziamento mostra la stessa semplicità con la quale era venuta in soccorso ai giovani ragazzi sfollati a Casale. Nel 2000 i coniugi Pretti sono nominati Giusti tra le Nazioni.

Fonte: Archivio Ebraico Terracini, Miscellanea fotografica, persone, educatorio Sacerdote, faldone 10, busta 18, 1222

Documenti

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«Elenco degli oggetti sacri in argento e in tessuti asportati dal Tempio Israelitico di Casale M.to ad opera dei nazifascisti nel periodo successivo al 1° dicembre 1943»

All’indomani della guerra la Comunità di Casale denuncia le ingiustizie subite e si adopera per recuperare il patrimonio disperso. Tra le carte che testimoniano questo periodo, vi sono alcuni documenti che permettono di conoscere gli avvenimenti attraverso la voce dei membri della Comunità: la denuncia del commissario straordinario Giuseppe Ottolenghi (1946) e un elenco di oggetti preziosi asportati dal tempio nel dicembre 1943. Probabilmente l’elenco era stato redatto per la società assicurativa Generali con l’obiettivo di ottenere il risarcimento per il furto subito durante il periodo di abbandono della Comunità. Questi documenti costituiscono spesso l’unica fonte di informazione riguardo le dispersioni e per questo motivo vengono riutilizzati anche in anni successivi. É il caso dell’elenco allegato alla lettera del 1971 che Giulio Bourbon, direttore del Museo d’Arte e Storia Antica Ebraica, scrive all’ufficio dei monumenti di Vienna. Bourbon desiderava verificare la presenza di beni sottratti durante la guerra nella speranza di poterli ricollocare nel nuovo museo.

Fonte: Archivio Storico della Comunità Ebraica di Casale Monferrato, Parte II, 156/2

Documenti

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23 giugno 1945

La restituzione

Le prime notizie sulla restituzione dei beni alla Comunità di Casale risalgono al mese di maggio 1945, una data precoce se si considera che non erano ancora state emanate disposizioni ufficiali da parte dell’EGELI. Dopo la caduta della Repubblica Sociale Italiana, la sede di Casale l’Istituto San Paolo provvede di propria iniziativa alle prime riconsegne, suscitando le critiche della sezione Gestione Beni Ebraici di Torino. È difficile definire con precisione il momento effettivo della riconsegna, ma per Casale si può supporre sia avvenuto dopo l'emanazione del decreto prefettizio del 23 giugno 1945, col quale si autorizza la reintegrazione di tutti i beni sequestrati.
Purtroppo, la risoluzione di queste pratiche non è svolta sempre in tempi brevi, infatti per molte comunità le trattative sono protratte sino alla fine degli anni Cinquanta. Le motivazioni di tali ritardi risiedono nell’impossibilità di far fronte al pagamento delle spese di gestione, a cui erano vincolate le restituzioni.

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, Gestione ebraici sequestrati, 285

1 luglio 1966

Il risarcimento dei danni di guerra

Una delle numerose difficoltà a cui le comunità ebraiche fanno fronte alla fine del conflitto è la riscossione dei rimborsi per i danni di guerra. In base al Decreto legislativo 17 aprile 1948 n. 736 le disposizioni del 1946 erano state estese anche «alla riparazione e ricostruzione degli edifici dei culti diversi dal cattolico». Tuttavia, il 7 giugno 1966 l’Intendenza di Finanza di Alessandria nega il risarcimento alla Comunità di Casale. Pertanto, l’Unione delle Comunità Israelitiche consiglia di fare ricorso presso il Ministero del Tesoro. L’indennizzo verrà liquidato in 10 rate semestrali a partire dal 1975.

Fonte: Archivio Storico della Comunità Ebraica di Casale Monferrato, Parte II, 156/2

Documenti

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Bibliografia

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De Benedetti Claudia, La sinagoga degli argenti. Arte e spiritualità ebraica a Casale Monferrato, Torino-Firenze, Pluriverso 1991
De Benedetti Claudia, Ricordi dell'orfanotrofio Enrichetta Sacerdote di Torino, rubrica "VideoPagine di Storia" a cura dalla Fondazione Museo della Shoah, consultato il 26 febbraio 2021
Favretto Sergio, Documenti inediti sulla confisca e sequestro dei beni ebraici a Casale Monferrato, «Isral», gennaio 2016
Gallo Pietro, Viale Roberto, Ebrei di Casale, una storia importante, Casale Monferrato, Città di Casale Monferrato 2000
Gruber Samuel D., The Synagogues of Piedmont, in Ebrei Piemontesi: The Jews of Piedmont, New York, Yeshiva University Museum, 2008, pp. 63-69
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Levi Fabio, Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’EGELI 1938-1945, Compagnia di San Paolo, Quaderni dell’Archivio Storico, Torino 1998
Levi Giuseppe, La sinagoga di Casale Monferrato: cenni storico-illustrativi, Casale Monferrato, Comunità israelitica 1969
L’ora del tempo sognato, regia Massimo Biglia, produzione C’era una Volta, Italia 2012
Ottolenghi Leone, Brevi cenni sugli israeliti casalesi e sul loro sacro oratorio, Casale, Maffei 1866
Pacifici Emanuele, «Non ti voltare». Autobiografia di un ebreo, Firenze, Giuntina, 1993
Pilocane Chiara, Tesori di pergamena. Tolleranze e altri decreti dall’Archivio storico della Comunità ebraica di Casale Monferrato, Comunità Ebraica di Casale Monferrato, Casale Monferrato 2013
Sacerdoti Annie, Guida all’Italia ebraica, Genova, Marietti, 1986, pp. 31-33
Sacerdoti Annie, Tedeschi Falco Annamarcella (a cura di), Piemonte. Itinerari ebraici. I luoghi, la storia, l’arte, Venezia, Marsilio, 1994, pp. 60-73
Sacerdoti Annie, Bourbon Giulio, Casale Monferrato. Guida alla sinagoga e al museo, Venezia, Marsilio 1996
Segre Augusto, Memorie di vita ebraica: Casale Monferrato-Roma-Gerusalemme 1918-1960, Roma, Bonacci, 1979

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