Comunità ebraica di Torino

Nato a: Torino, piazzetta Primo Levi 12 (già via Pio V)

La ricerca documentaria, la selezione delle fonti, il racconto sulla Comunità ebraica di Torino sono stati curati da Chiara Pipino, incaricata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo.
Archivio ebraico Terracini. © Tutti i diritti riservati.

Il progetto è aperto al contributo degli utenti: chi fosse in possesso di informazioni, documenti, fotografie utili a raccontare la vita di Comunità ebraica di Torino può scrivere a le-case-e-le-cose@fondazione1563.it

Cenni storici

La storia degli ebrei torinesi affonda le sue radici nel XV secolo e segue le profonde trasformazioni che coinvolgono le istituzioni ebraiche nel corso dei secoli. Gli Statuta Sabaudiae (1430) di Amedeo VIII proclamano la libertà religiosa, ma allo stesso tempo prescrivono agli ebrei di abitare in quartieri distinti. Questa disposizione, a lungo disattesa, trova attuazione per volere di Giovanna Battista di Nemours con l’editto del 1679, che prevede la costituzione del ghetto nei locali dell’Ospedale di Carità, vicino a Piazza Carlo Emanuele II. L’occupazione napoleonica favorisce una maggiore libertà, ma si tratta di un periodo breve poiché la Restaurazione decreta il ritorno ai ghetti.
Nel 1848 lo Statuto di Carlo Alberto abolisce le diseguaglianze giuridiche perpetuate nei confronti degli ebrei. In questo clima di rinnovata autonomia la Comunità si rivolge ad Alessandro Antonelli per costruire una grandiosa sinagoga, simbolo del nuovo status degli ebrei torinesi. L’edificio, oggi noto come Mole Antonelliana, avrebbe dovuto ospitare il tempio ebraico, ma la mancanza di fondi costringe la Comunità ad abbandonare il finanziamento di un’opera che si mostrava sempre più ambiziosa. Il 16 febbraio 1884 è inaugurata la nuova sinagoga dell’architetto Enrico Petitti, situata tra via Sant’Anselmo e via Pio V. Il 20 novembre 1942 l’isolato che ospita il tempio, gli uffici della comunità, la biblioteca e la scuola ebraica, è distrutto da un violento bombardamento. La ricostruzione inizia a partire dal 1945 e la cerimonia d’inaugurazione si svolge 25 settembre 1946. Nel 1970 Giorgio Olivetti realizza il tempio piccolo nei sotterranei della sinagoga, in uno stile architettonico che integra i preziosi arredi barocchi di Chieri con prospettive più moderne.

Fonte: Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (© CDEC – Centro Documentazione Ebraica Milano. Tutti i diritti riservati), Torino, sala della Comunità. Bat mitzvà di Stella Bolaffi e altre. Sullo sfondo gli arredi di Chieri

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Il bombardamento del 1942. I danni alla sinagoga di Torino

«L'interno è tutto distrutto e coperto di calcinacci. Tutt'intorno quasi intatte le mura con le quattro torri. Anche la Comunità è incendiata e la scuola pericolante. Sul primo momento non mi commossi, ma poi mi fece pena pensare di non entrare più nel Tempio e di non vedere mai più i libri che avevamo nel cassetto».
(Emanuele Artom, Diari di un partigiano ebreo..., p. 34)

La sinagoga di Torino è distrutta dal bombardamento del 20 novembre 1942, uno degli attacchi più crudeli della RAF inglese. Del tempio rimangono solo i muri perimetrali, l’archivio e la biblioteca sono distrutti dall’incendio scaturito dall’impatto con uno spezzone incendiario. L’8 giugno 1945 il rabbino Dario Disegni celebra la prima cerimonia sui resti del tempio, alla quale prendono parte superstiti delle persecuzioni nazifasciste, rappresentanti della U.S. Army e della comunità valdese. Nella lettera al pastore Fred Edgar Disegni ricorda questo momento come «espressione di fratellanza umana superiore a tutti i pregiudizi, a tutte le inique teorie di persecuzione umana».

Fonte: Archivio Ebraico Terracini, Miscellanea fotografica, mostra “Ebrei a Torino”, Tempio, faldone 8, busta 6, 980

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28 aprile 1944

L'Orfanotrofio Israelitico Enrichetta Sacerdote

Le uniche pratiche EGELI intestate alla Comunità torinese riguardano l’Orfanotrofio Israelitico Enrichetta Sacerdote e l’Ospizio Israelitico. Nessun documento fa riferimento alla sinagoga, probabilmente perché si trattava di un edificio inservibile a causa dei gravi danni del bombardamento del 1942. L’Ente sequestratario rivolge quindi la sua attenzione alle Opere pie israelitiche, che a Torino erano otto e avevano scopi assistenziali ed educativi. Durante la guerra alcuni di questi istituti sono messi a dura prova, per esempio il rischio di continui bombardamenti su Torino aveva costretto i fanciulli dell’Orfanotrofio Israelitico a sfollare per qualche tempo a Casale.
La documentazione relativa a questi due istituti apre lo sguardo sulle concrete conseguenze dei sequestri e delle confische delle comunità ebraiche. Queste infatti erano luoghi attorno a cui si concentravano molteplici attività: accanto al tempio, deputato alla preghiera, sorgevano spesso aule per l’apprendimento della Torah, scuole e biblioteche; Opere Pie e Confraternite permettevano invece di dedicarsi alla cura dei bisognosi, in ottemperanza a uno dei precetti fondamentali della religione ebraica. Emerge dunque la crudeltà di una campagna persecutoria, che attraverso l’espropriazione di questi luoghi, nei quali si rifletteva la vita religiosa, sociale e culturale di moltissimi ebrei, aveva come scopo il loro sradicamento dal territorio e la distruzione della loro identità.

Fonte: Archivio storico della Compagnia di San Paolo, III, Gestioni Egeli, Gestione ebraici sequestrati, 476

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21 giugno 1946

Denuncia alla Procura di Stato dei danni alla Comunità di Torino

All’indomani della guerra si compiono le prime indagini sulle spogliazioni e deportazioni. Sono gli anni in cui, grazie ad Adolfo Vitale, opera il Comitato Ricerche Deportati Ebrei (CRDE), che raccoglie informazioni e notizie sugli ebrei durante la persecuzione. Anche la Comunità di Torino intraprende numerose ricerche e collabora con l’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (oggi UCEI) e con la Commissione Centrale per l’accertamento delle atrocità commesse dai tedeschi e dai fascisti per denunciare i responsabili di persecuzioni, delazioni e razzie. La relazione del 21 giugno 1946 per la Procura di Stato fornisce un resoconto delle spogliazioni avvenute a Torino, enumerando i furti nei sotterranei della sinagoga, nei locali dell’ospizio israelitico di piazza Santa Giulia e della scuola. Si viene così a conoscenza che gli sforzi per conservare i beni scampati al bombardamento del 1942 non erano stati sufficienti. Tra i responsabili, Renato Fracchia viene processato ad Alessandria per aver perseguitato numerosi ebrei e aver compiuto razzie al patrimonio della Comunità.

Fonte: Archivio Ebraico Terracini, Comunità Ebraica di Torino, versamento 2006, Amministrazione della comunità, Affari generali, u.a. 130

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17 luglio 1946

La dispersione del patrimonio librario

Le vicende del patrimonio ebraico torinese sono strettamente connesse alle sorti della biblioteca e dell’archivio della Comunità. In linea con il decreto legislativo n. 2 (4 gennaio 1944) sulla confisca dei beni ebraici e con l’ordinanza n. 459 (28 gennaio 1944) sullo scioglimento delle Comunità Israelitiche, l’11 ottobre 1944 il ministro dell’interno Guido Buffarini Guidi comunica ai capi delle provincie di inviare tutti gli archivi confiscati alle Comunità Israelitiche all’Ispettorato della razza. Questa disposizione viene trasmessa anche all’Istituto San Paolo di Torino, che in risposta dichiara di aver preso possesso solo dell’Orfanotrofio e dell’Ospizio Israelitico e rassicura che «non sono stati rinvenuti archivi che possano interessare l’Ispettorato della Razza». Inoltre, va considerato che numerosi libri e documenti della Comunità ebraica di Torino erano stati bruciati nel bombardamento del 1942 e molti dei beni, scampati alla devastazione, erano andati dispersi. Alcuni dei casi di ritrovamento più eclatanti, portati alla ribalta delle cronache cittadine, danno conto delle diverse sorti cui sono sottoposti questi testi: furti, compravendite tra librai, commercianti del balon e calzaturifici, che li reimpiegavano per risuolare le scarpe. Purtroppo, nonostante i recuperi, sono numerosissimi i casi di profanazione del patrimonio librario. In una lettera al sovrintendente bibliografico del Piemonte la Comunità denuncia che «è come nulla si fosse ripreso perché dei cento e più rotoli asportati, solo ne vennero ridati una trentina, inservibili per il culto perché tagliati tutti a metà».

Fonte: Archivio Ebraico Terracini, Comunità Ebraica di Torino, versamento 2006, Amministrazione della comunità, Affari generali, u.a. 130

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21 gennaio 1946

Solidarietà tra comunità ebraiche italiane. Lettera di Eugenio Norzi alla Comunità di Mantova

All’indomani della guerra, la Comunità ebraica di Torino desidera riprendere una quotidianità scandita da riti e celebrazioni. Da qui nasce la decisione del rabbino Dario Disegni e del commissario Eugenio Norzi di rivolgere un appello ad alcune comunità italiane, invitandole a inviare a Torino oggetti rituali, come per esempio tefillin, tefilod, taledod, ketarim e libri di preghiera. Le numerose risposte di ringraziamento inviate da Disegni dimostrano la solidarietà con cui le comunità italiane rispondono a questo appello, permettendo la ripresa delle celebrazioni. Parallelamente i responsabili di Torino intraprendono indagini per ritrovare il patrimonio disperso. Spesso si tratta di operazioni coordinate con la polizia, ma più frequentemente è l’intraprendenza delle singole comunità a guidare le ricerche sull’eventuale presenza di materiale furtivo presso altre sinagoghe, tribunali, banche, quartieri generali delle S.S.

Fonte: Archivio Ebraico Terracini, Comunità Ebraica di Torino, versamento 2006, Amministrazione della comunità, Patrimonio, u.a. 287

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Bibliografia

Allegra Luciano, Identità in bilico: il ghetto ebraico di Torino nel Settecento, Torino, S. Zamorani, 1996
Artom Emanuele, Diari di un partigiano ebreo: gennaio 1940 – febbraio 1944, Bollati e Boringhieri, Torino 2008
Cavaglion Alberto, Levi Momigliano Lucetta, Massabò Ricci Isabella (a cura di), Una storia del Novecento: il Rabbino Dario Disegni (1878-1967), catalogo della mostra (Torino, Comunità Ebraica, 10 dicembre 2008-30 gennaio 2009), Torino, Archivio ebraico A. e B. Terracini, 2008
Colombo Dino, Il ghetto di Torino e il suo antico cimitero, in «La Rassegna Mensile Israel», 41, 5-6, 1975, pp. 311-317
Idem, Il Ghetto di Torino e il suo antico cimitero, in «La Rassegna Mensile Israel», 45 6-7, 1979, pp. 255-265
Comunità ebraica di Torino (a cura di), Ebrei a Torino: ricerche per il centenario della sinagoga: 1884-1984, Torino, Allemandi, 2010
Lampronti Baruch, Capitoli per una museografia ebraica: i musei ebraici italiani, relatrice prof.ssa Valeria Minucciani, Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Levi Fabio, L’applicazione delle leggi contro le proprietà degli ebrei (1938-1946), in «Studi Storici. Rivista trimestrale dell’Istituto Gramsci», 36, 3, 1995, pp. 845-862
Levi Fabio, Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’EGELI 1938-1945, Compagnia di San Paolo, Quaderni dell’Archivio Storico, Torino 1998
Levi Momigliano Lucetta, Montel Tagliacozzo Lia, Avi Reich (a cura di), Giorgio Olivetti. I giorni, le opere, la Sinagoga sotterranea di Torino, catalogo della mostra (Torino, Comunità Ebraica, 2 dicembre 2017-30 gennaio 2018), Torino, Zamorani, 2017
Pilocane Chiara, Sacerdote Luisa, Comunità ebraica di Torino, Opere pie, Scuole - Inventario versamento 2006, conservato presso l'Archivio ebraico Terracini
Sacerdoti Annie, Guida all’Italia ebraica, Genova, Marietti, 1986, pp. 26-30
Sarfatti Michele, Contro i libri e i documenti delle Comunità israelitiche italiane, 1938-1945, in «La Rassegna Mensile di Israel», LXIX, 2, 2003, pp. 369-385

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